Je ne suis pas Claretta Petacci. Je suis Perla.

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Mi chiamo Perla. Sono la Maiala fotografata mentre grufolava per le strade di Roma e visto che la mia passeggiatina ha destato scandalo nei notiziari e nei siti web, voglio parlare a nome di tutta la categoria. Noi maiali ci chiediamo perché la gente se la prende a male se il loro nome viene accostato al nostro? Perché dire maiale o maiala è un’offesa? Voi non lo sapete ma noi siamo animali rispettabili e pieni di sentimento.  Ci costringete a vivere in recinti sporchi, a subire atroci sofferenze in lager intensivi per poi essere mangiati, ci strappate i figli appena nati, vi fate selfie con noi cadaveri addobbati con mele in bocca. Sono io a sentirmi offesa se qualcuno trova un’analogia tra il mio nome e quello di un umano. Anzi disperata.

Ci massacrate e poi vi inalberate per una battuta di un vostro comico: “Quella è la maiala della Meloni, l’ha chiamata Claretta Petacci” e allora? Cosa c’è di strano? Fossi stata la maiala di Renzi mi avrebbe chiamata Matteo Orfini. Il discorso è coerente (anche se nessuno dovrebbe appartenere a qualcuno). Smettete di criticare e non mangiateci più. La nostra “soluzione finale” non ha mai fine.

P.s. Le mie amiche mi chiamano Perla grazie alla collana che porto intorno al collo. Nel mio paese è trendy donare le perle alle maiale. Questa poi è un pezzo d’antiquariato, la diede Gesù a una mia antenata intorno all’anno zero, niente di meno. In uno dei vangeli è stato scritto: “non gettate le perle ai porci”, stronzate.

Maiala Perla. Disputa della Meloni su Claretta Petacci e Gene Gnocchi

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