Pandemia Pandemonio Pandere

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Tutte le ipotesi portano a una conclusione, “One Health”.

 

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Il 22 gennaio 2020 il quotidiano “La Repubblica” e altre testate giornalistiche riportano la notizia di un maxi sequestro della Guardia di Finanza di Padova di 10 tonnellate di carni suine provenienti illegalmente dalla Cina. Il “prodotto” ritenuto molto pericoloso dalla sanità dell’Ulss 6 Euganea, può essere infetto da peste suina, viene prontamente incenerito.

Lo stock era destinato a un’azienda nella zona industriale di Padova, e a vari ristoranti etnici della pianura Padana. A questo punto è facile porsi una domanda: su 10 tonnellate di carne sequestrata, quanta ne è già passata sotto banco, anzi nel sottofondo dei camion dove è stata trovata la partita incriminata?

Il governo cinese nel 2019 sopprime, seppellendoli vivi, 50 milioni di maiali, ma attenzione c’è anche un altro modo di sbarazzarsi del “cibo” vivente, esportarlo.  Pechino ignora o riduce al minimo le violazioni da parte degli esportatori autorizzati e le frontiere Europee, soprattutto quella Olandese, sono un colabrodo.

Autotrasportatori di carni

“Gazzetta del Sud”, 17 marzo 2020. Il coronavirus arriva a Montebello Jonico attraverso un commerciante e autotrasportatore di carne proveniente dall’Emilia Romagna, si è recato negli uffici comunali per una pratica amministrativa e da lì è partita l’epidemia.

“Il Fatto quotidiano”, 18 marzo 2020. Le zone più colpite Codogno, Nembro, Piacenza, Orzinuovi. Queste città fanno parte della mappatura percorsa dagli autotrasportatori lodigiani di bovini. Il professor Galli del Sacco sostiene che la possibilità che il comparto zootecnico possa aver fatto da vettore al coronavirus, “È un’ipotesi concreta”.

Difese immunitarie ai minimi termini

Ogni anno vengono giustiziati per procura 150 miliardi di animali “sani” per essere mangiati. Sano nella fattispecie è un essere vivente tenuto in condizioni di atroce sofferenza fisica e psichica, imbottito di antibiotici, ormoni, tranquillanti, cortisone, sulfamidici, antitiroidei, anabolizzanti, le cui carcasse essendo spesso di un colore grigio topo, vengono “spennellate” con solfiti rosso “vivo”, anche l’occhio vuole la sua parte, di tossicità. Con tutti questi medicinali per mangiare una fettina ci vorrebbe la ricetta medica. Inutile ripetere che la lunghezza del nostro intestino (12 volte il tronco), a differenza di quello dei carnivori (3 volte il tronco), non permette una digestione rapida, quindi il cibo carneo va in putrefazione intestinale producendo metaboliti quali la cadaverina, la putrescina, le ptomaine, lo scatòlo, ecc. tutto nel nostro organismo, alterando la flora batterica e indebolendo il sistema immunitario. Basterebbe già questo vero? Naa. Da buoni “umani d’allevamento” si continua a ingurgitare “animali d’allevamento” concepiti a nostra immagine e somiglianza. Ed ecco la risposta clinica: patologie cardiache, cancro, diabete, ipertensione, malattie respiratorie croniche, e altro. A questo punto al coronavirus basta poco per prendersi il merito.

Spillover

Quando un virus effettua uno spillover, un salto di specie da un portatore animale agli esseri umani e si adatta alla trasmissione uomo-uomo, quel virus ha fatto Bingo. David Quammen autore di “Spillover. L’evoluzione delle pandemie”, spiega: “Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie.” Questa polvere di germi crea il fenomeno della zoonosi, il trasferimento di malattie, dagli animali all’uomo. Facile capire come i sempre più vasti mercati di animali selvatici nei centri urbani, soprattutto asiatici, regalino un biglietto di prima classe ai virus per giungere all’uomo. Nel mercato di Wuhan, animali di ogni specie, si va dai pipistrelli ai pangolini, passando per serpenti, topi, tartarughe, cani, gatti, i più comuni polli, bovini, maiali e tanti altri, vengono venduti vivi, morti o macellati à la carte. «Bisogna mangiare un po’ di tutto.» dice il medico nutrizionista, «Vero.» risponde il cinese con un sorcio nel panino.

Allevamenti intensivi causa primaria di malattie

Dunque i virus nascono dall’assalto dell’uomo alla natura e agli ecosistemi. Ogni anno nel mondo viene abbattuta un’area di foresta pari alla metà della Gran Bretagna, allo scopo di convertirla in pascoli o campi di soia per nutrire il bestiame. Ed ecco che il polverone di cui parlava Quammen si alza trasferendosi nei vicini allevamenti zootecnici. Il nostro cibo.

Storia

Il Covid 19 non è il primo virus e non sarà l’ultimo. In 3000 anni abbiamo avuto almeno altre 13 pandemie, tutte generate da zoonosi. La più terribile è stata la Spagnola trasmessa attraverso i suini che ha ucciso fra i 50 e i 100 milioni di persone nel mondo. Tra le vittime, “… i soldati austroungarici più colpiti a causa della dieta a base di carne. I soldati italiani invece ebbero una mortalità inferiore grazie alla dieta più povera, ma ricca di frutta e verdura.” Panorama, 15 febbraio 2018.

Inquinamento

Wuhan, il nord Italia, l’Iran, Madrid, al momento le zone maggiormente colpite dal virus sono tra le più inquinate al mondo. Il nesso tra aria tossica (vedi emissioni di veleni vari generati da fabbriche, allevamenti zootecnici, sempre loro) e attacco più letale del coronavirus, è evidente. “Le polveri sottili agiscono anche alterando le barriere di difesa delle vie respiratorie.”

“Merda” non sempre è una parola scaramantica

Entro il 2030 la Terra produrrà più di 5 miliardi di tonnellate di cacca ogni anno, l’80 per cento sarà generata dagli allevamenti intensivi.

“Così tanta merda, gestita così male, che cola nei fiumi, nei laghi e nei mari, uccidendo la fauna selvatica e inquinando l’aria, l’acqua e la terra ha modalità devastanti per la salute umana” ha scritto Jonathan Safran Foer nel libro “Se niente importa”.

Conclusioni

“One Health”, ovvero la salute dell’uomo e quella della natura sono strettamente connesse. Distruggere l’habitat, inquinare, mangiare animali, ammala l’ambiente e noi.

“Quando hai finito di preoccuparti di questa epidemia, preoccupati della prossima” David Quammen.

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